
Un
evento non rituale,
a sei anni dall’ultima
assise di Parma, che ha
voluto fare il punto
sullo stato di salute
della cooperazione
mutualistica di credito
del nostro Paese e sulle
sue strategie di
sviluppo. Come ha
sottolineato il
Presidente di Federcasse
Alessandro Azzi
nella sua relazione di
apertura, in tempi di
“inquietudini e timori”,
la cooperazione di
credito italiana ha
voluto presentarsi di
fronte al Paese, da un
lato per riaffermare con
orgoglio l’importanza
del proprio ruolo di
sostegno all’economia
reale; dall’altro per
dire con chiarezza che
il modello delle BCC ha
ora bisogno, per
riuscire a disegnare un
futuro a beneficio del
sistema Paese, di nuovi
strumenti organizzativi
come anche di una
rinnovata attenzione da
parte dei regolatori del
mercato, nel tentativo
di salvaguardare quella
“biodiversità bancaria”
che, per le BCC,
rappresenta un valore da
difendere.
Numeri
alla mano, il modello
BCC ha dimostrato di
svolgere compiutamente
la propria tradizionale
funzione anticiclica
dallo scoppio della
crisi, di andare in
controtendenza perfino
rispetto alle dinamiche
occupazionali; di
incarnare – cioè – un
modo di fare banca
avvertito dalla gente
come capace di
contrastare
efficacemente le
derive,- e i dissesti -
della finanza fine a se
stessa, della finanza
speculativa. Un modello,
peraltro, che negli
ultimi 125 anni ha
accompagnato da vicino
la crescita e lo
sviluppo del nostro
Paese.
Lo ha
riconosciuto anche il
Presidente della
Repubblica Giorgio
Napolitano nel suo
messaggio augurale ai
Congressisti, laddove ha
ribadito come “il
modello del Credito
Cooperativo basato sui
principi della
democrazia economica ha
contribuito fortemente
alla crescita sociale e
civile” dell’intera
nazione.
Uno dei
momenti più
significativi del
Congresso è stato
l’annuncio dato dal Vice
Direttore Generale della
Banca d’Italia Anna
Maria Tarantola,
della approvazione –
avvenuta nei giorni
precedenti – dello
Statuto del Fondo di
Garanzia Istituzionale
del Credito Cooperativo
da parte dell’Autorità
di Vigilanza. Un
progetto che consentirà
adesso alle BCC di
presentarsi al Paese
come un gruppo bancario
integrato, il quarto per
dimensioni, ma operando
nel rispetto della
autonomia di ciascuna
delle oltre 400 Banche
di Credito Cooperativo e
Casse Rurali italiane.
La ratio del Fondo è
quella di definire un
sistema in grado di
beneficiare, alla luce
delle normative
comunitarie, della
ponderazione zero sui
crediti infragruppo; ma
anche di un sistema
innovativo di early
warning basato su
parametri condivisi, al
fine di tenere
costantemente in
sicurezza la rete
solidale delle BCC.